Un pò di filosofia applicata sul campo con esperienza diretta senza test e troppi parametri tecnici da confrontare.

Molti anni fa acquistai una Sigma SD10 con sensore Foveon da 3,4mp x 3 (il numero tre si riferisce ai 3 livelli del sensore che cattura per ogni strato il 100% di uno dei canali RGB, come lo si evince dallo schema presente in questa pagina ) per una risoluzione reale pari al doppio rispetto ai 3,4mp nominali.

Questa reflex della prima generazione Foveon aveva un corpo macchina pesante, con scarsissima autonomia alimentato da batterie AA, sistema AF ed esposimetrico datati, etc

Ciononostante in situazione di buona luce, esponendo correttamente e non superando mai i 400iso (meglio fra i 100 e 200iso) regalava file con un livello di microcontrasto eccezionali, nitidezza impensabile e, cosa notevole, file con possibilità di forte interpolazione che andavano contro a minime perdite di qualità, potendo stampare degli eccellenti A3+, spingendosi fino al formato A2 (42cm x 59,5cm) con buoni risultati.

Sigma lanciò dopo qualche tempo le compatte di Sigma con medesimo sensore: la serie DP.

Rinunciando alla SD10, acquistai la Sigma DP2 con ottica f2.8 (ottimo valore per allora sulle compatte) e focale equivalente ai 40mm rapportata al pieno formato, abbinandovi un ottimo mirino ottico Voigtlander.

Trovai questa soluzione migliore rispetto alla precedente esperienza col Foveon e questo concetto rimase sino a quando il mese scorso ho potuto mettere le mani, saltando la seconda generazione Foveon (SD14/SD15), su una Sigma DP2 Merrill (terza generazione Foveon), cosa è cambiato?

La risoluzione è cresciuta incredibilmente arrivando a 15,4mp x 3, e quindi, per quanto scritto all’inizio, comparabile ai 30mp di un sensore Bayer con o senza filtro antialiasing, il fattore di crop è sceso a 1,5x grazie al sensore più grande un vero APS-C, lo schermo lcd pur non essendo il massimo rispetto a quanto offerto da “compatte” di classe uguale o inferiore ha una buona risoluzione e l’ottica fissa ora equivalente ai 45mm nel pieno formato non cambia lunghezza durante l’accensione/spegnimento oltre ad avere una validissima ghiera per la messa a fuoco manuale.

Quest’ultima è stata ben implementata, pur non potendo contare su un sistema di “focus peaking”, si ha la possibilità con una leggera pressione del pulsante di fuoco di magnificare l’area ripresa e con l’altra mano sulla ghiera di regolare di conseguenza il fuoco, tutto tenendo le due mani ben salde sul corpo.

I punti di messa a fuoco sono ora “ben” 9 e tutti selezionabili in modo rapido e intuitivo, lo stesso dicasi per la dislocazione dei comandi a pulsante e del menu, tutto disposto in modo corretto con approccio analogicamente efficace. Poco altro da dire, nessuna diavoleria e nessuna raffinatezza di ultima generazione (oltre al “focus peaking” ne avrebbero beneficiato una modalità di scatto panoramico ed una funzione di HDR in camera come sviluppati da altri produttori, per non parlare di un MFNR (multi frame noise reduction), e di una migliore gestione dei consumi visto che con una batteria si fanno 100 scatti). Video? Lasciamo stare.

Ora i file colore generati possono essere utilizzati sino ad 800iso (ma con un ottica f2.8 ed un micro cavalletto credetemi i vostri orizzonti si allargheranno tantissimo) un bel passo avanti seppure sempre anni luce dalle possibilità della concorrenza.

Ma allora con la nitidezza che le nuove fotocamere con matrice Bayer senza filtro antialiasing possono raggiungere il Foveon che senso ha? Innanzitutto la nitidezza ci può regalare in certe occasioni, proprio per la mancanza di filtri antialiasing il fastidioso effetto moirè. Questo effetto è sconosciuto al Foveon dove in teoria è presente, ma nella realtà invisibile non creando colori artefatti. Secondo punto, il micro-contrasto è un’altra cosa e questo rimane un punto a favore del Foveon, l’effetto 3D che noi utenti di questo sensore ben conosciamo. In ultimo non dimentichiamo una corpo ultracompatto con risoluzioni reali equivalenti a 30mp e con possibilità d’interpolazione sconosciute a qualunque sensore a matrice Bayer, per stampare in grande!

Ma arriviamo al punto che da solo mi avrebbe fatto fare questo passo: la nuova funzione Monochrome del software Sigma Photo Pro (SPP) introdotta con la versione 5, ovvero la possibilità di estrarre un file monocromatico senza nessuna perdita d’informazioni direttamente dal formato raw e quindi accedendo al 100% delle info dei canali RGB senza algoritmi d’interpolazione. Cosa significa? Da stampatore posso dirvi che solo una stampa “fine art” ve lo può raccontare: gamma dinamica incredibile, passaggi tonali “ultrasmooth” e resa dei dettagli (sempre ricordandosi di esposizioni corrette) fino a 3200iso.

Non è una macchina perfetta, tutt’altro, ma è una macchina unica in grado di regalare foto a colori e in bianco e nero uniche, un secondo corpo macchina compatto che in determinate occasioni può produrre immagini che solo una stampa d’arte può farvi apprezzare, facendovi “leggere” quello che altri sensori ancora non sono arrivati a rendere visibile ai nostri occhi.

Le immagini allegate in questo “post”, i marchi e le sigle di prodotti citati sono di proprietà di SIGMA.

dp2mSigma SPP 5.5 Monochrome Modesensore foveon